Rapporto di Lavoro – Iscrizione Previdenziale

Assegno alimentare – imponibile contributivo

L’assegno alimentare, corrisposto ai dipendenti sospesi in via cautelare dal servizio e per i quali pende giudizio innanzi all’autorità giudiziaria, è imponibile sia ai fini pensionistici che del Fondo Credito, anche per gli iscritti all’INPS – Gestione Dipendenti Pubblici. 

A differenza di come fino ad ora indicato dall’ex INPDAP (art.50 RDL 680/38), a seguito della soppressione dell’INPDAP e del trasferimento delle funzioni e del personale all’INPS e della conseguente necessità di avviare un processo di integrazione delle norme fra i due Istituti , con circolare n. 6 del 16/1/2014 l’INPS – Gestione Dipendenti Pubblici, viene stabilito che le disposizioni dettate con la suddetta circolare che integrano e chiariscono i contenuti della circolare n. 105 del 7 agosto 2012, sostituiscono, a decorrere dalle denunce del 1 novembre 2012 (per le retribuzioni a decorrere da ottobre 2012), le disposizioni in contrasto emanate in precedenza alla Gestione Dipendenti Pubblici.

Passaggio di personale a Fondazione.

Il passaggio dei dipendenti pubblici a soggetti privati per effetto di trasferimento o conferimento di attività è regolato dall’art. 31 del dlgs 165 del 2001 che rimanda all’art. 2112 del codice civile. In base alle suddette norme i dipendenti obbligatoriamente trasferiti conservano i diritti derivanti dall’anzianità raggiunta, diritti tra i quali deve naturalmente ricomprendersi anche quello relativo alla iscrizione previdenziale e al trattamento di fine servizio.

Per quanto riguarda il mantenimento alla Cassa Pensionistica di origine, l’art, 5 commi 1 e 3 della Legge 274/191 prevede la facoltà di opzione per il mantenimento della iscrizione all’ex INPDAP con domanda da presentarsi, a pena di decadenza, nel termine di 90 giorni dalla data del passaggio alla nuova società. Saranno da valutare le posizioni individuali dei lavoratori ai fini dell’esercizio di tale facoltà.

Per quanto riguarda il trattamento di fine servizio potrà essere valutata la possibilità di trasferimento delle indennità maturate alla nuova società ovvero, in deroga all’art. 2112, con accordo intervenuto in sede sindacale vincolante per tutti gli interessati, potrà essere previsto il pagamento diretto ai lavoratori trasferiti dell’indennità maturata fino alla data del passaggio.

Il passaggio dei dipendenti pubblici a soggetti privati per effetto di trasferimento o conferimento di attività  è regolato dall’art. 31 del dlgs 165 del 2001 che rimanda all’art. 2112 del codice civile. In base alle suddette norme i dipendenti  obbligatoriamente trasferiti conservano i diritti derivanti dall’anzianità raggiunta, diritti tra i quali deve naturalmente ricomprendersi anche quello relativo alla iscrizione previdenziale e al trattamento di fine servizio.

Per quanto riguarda il mantenimento alla Cassa Pensionistica di origine, l’art, 5 commi 1 e 3 della Legge 274/191 prevede  la facoltà di opzione  per il mantenimento della iscrizione all’ex INPDAP con domanda da presentarsi, a pena di decadenza, nel termine di 90 giorni dalla data del passaggio alla nuova società. Saranno da valutare le posizioni individuali dei lavoratori ai fini dell’esercizio di tale facoltà.

Per quanto riguarda  il trattamento di fine servizio potrà essere valutata la possibilità di trasferimento  delle indennità maturate alla nuova società ovvero,  in deroga all’art. 2112, con accordo intervenuto in sede sindacale vincolante per tutti gli interessati, potrà essere previsto il pagamento diretto ai lavoratori trasferiti dell’indennità maturata fino alla data del passaggio.

Mandato elettivo consiglieri comunali: adempimenti contributivi

A decorrere dal 1.1.2008 i Consiglieri dei comuni anche metropolitani e delle province, nonché i consiglieri delle comunità montane possono richiedere al proprio datore di lavoro l’aspettativa non retribuita per l’intero periodo di espletamento del mandato, ma debbono versare a loro carico i contributi per l’importo complessivo relativo alla quota ente e alla quota dipendente, come riporta la nota operativa INPDAP N. 6 DEL 18.7.2008.

L’indennità di Amministrazione è validia ai fini IPS?

L’indennità di Amministrazione è utile dal 1.1.2000 ai soli fini della buonuscita, mentre non è invece assoggettabile a contribuzione ex INADEL e, per l’effetto, non è utile ai fini dell’Indennità Premio di fine Servizio.

L’eventuale posizione di “comando” presso altro datore di lavoro non modifica lo status giuridico del dipendente interessato e l’Amministrazione originaria, che mantiene la titolarità del rapporto di lavoro, è conseguentemente tenuta al versamento dei contributi ex INADEL come se il dipendente fosse rimasto in servizio alle sue dipendenze.

Il padre, lavoratore dipendente, ha diritto al riposo giornaliero (allattamento) anche nel caso in cui la madre sia casalinga?

L’art. 40, lett. c., del decreto legislativo n. 151 del 26/03/2001 prevede che il padre lavoratore dipendente possa usufruire dei riposi giornalieri “nel caso in cui la madre non sia lavoratrice dipendente”.

L’INPS, che in un primo momento aveva inteso questa norma come esclusiva per le lavoratrici non dipendenti e cioè autonome (artigiane, commercianti, coltivatrici dirette o indirette ecc..), ha chiarito – con la nota operativa n. 112 del 15/10/2009 – che, grazie all’interpretazione estensiva della norma da parte del Consiglio di Stato, riconosce al padre lavoratore dipendente il diritto a fruire dei riposi giornalieri, anche nel caso in cui la madre svolga lavoro casalingo, a condizione che attesti l’impossibilità di accudire il bambino (ad esempio per accertamenti sanitari, partecipazione a concorsi pubblici e similari).

Il Ministero del Lavoro della Salute e delle Politiche Sociali – con lettera circolare C/2009 del 16/11/2009 – ha contestato la richiesta dell’INPS di produrre documenti attestanti l’effettiva impossibilità della madre casalinga di occuparsi del figlio, poiché creerebbe disparità con le lavoratrici autonome che non sono soggette a tale obbligo.

Con la circolare n. 118 del 25/11/2009 l’INPS ha quindi precisato che il padre lavoratore dipendente “ha diritto ai riposi giornalieri anche nel caso in cui la madre sia casalinga, indipendentemente da situazioni di comprovata oggettiva impossibilità“.

Gravi patologie

In caso di patologie gravi che richiedano terapie salvavita ed altre assimilabili, sono esclusi dal computo dei giorni di assenza per malattia i relativi giorni di ricovero ospedaliero o di day hospital ed i giorni di assenza dovuti alle citate terapie, debitamente certificati dalle competenti Aziende sanitarie Locali o Strutture Convenzionate, ivi compresi i giorni di ricovero domiciliare, purché sostitutivi del ricovero ospedaliero. In tali giornate il dipendente ha diritto in ogni caso all’intera retribuzione prevista dal comma 7, lettera a) dell’articolo n.21 del CCNL Regioni e Autonomie Locali del 06.07.1995.

Per agevolare il soddisfacimento di particolari esigenze collegate a terapie o visite specialistiche, gli enti favoriscono un’idonea articolazione dell’orario di lavoro nei confronti dei soggetti interessati.

(CCNL Regioni ed Autonomie Locali – Art.21 del CCNL del 06.07.1995, come integrato dall’art.10 del CCNL del 14.09.2000, e dall’art.13 del CCNL del 05.10.2001)

Per riassumere clicca qui e visualizza la tabella esemplificativa.

Indennità e assenze per maternità e malattia

Con il quesito si chiede se l’ indennità percepita dalla direttrice di farmacia alla quale è applicato il contratto Regioni – Autonomie Locali, debba essere corrisposta anche durante le assenze, ed in particolare durante il periodo di maternità.

Si ritiene che l’indennità alla quale si riferisce il quesito sia l’indennità di Direzione e di Staff (euro 774,69 annui) prevista dall’art. 45 c.1 DPR 333/90, corrisposta al personale di ex VIII qualifica che già ne beneficiava alla data del 31.3.1999, ovvero la Retribuzione di Posizione Organizzativa che la contrattazione collettiva, a decorrere dal 1.4.1999 prevede graduata da un minimo ad un massimo in relazione all’incarico attribuito .

In entrambi i casi si ritiene che alla lavoratrice in maternità debba essere riconosciuta la indennità di direzione/staff o retribuzione di posizione in godimento al momento dell’inizio del congedo.

Si richiamano a tal fine le seguenti disposizioni di legge e pareri:

– l’art. 17 del CCNL Regioni Autonomie Locali del 14.09.2000 stabilisce che nel periodo di astensione obbligatoria, la lavoratrice ha diritto all’intera retribuzione fissa mensile, alle quote di salario accessorio fisse e ricorrenti, compresa la retribuzione di posizione.

– l’art. 23 , comma 1 del D. Leg.vo 151/2001 dispone che per retribuzione si intende la retribuzione media giornaliera del periodo di paga quadrisettimanale o mensile scaduto ed immediatamente precedente a quello nel corso del quale ha avuto inizio il congedo di maternità.

– il parere dell’ARAN F40 (aggiornato al 26.03.2004), che ritiene che la retribuzione di posizione debba essere corrisposta in misura pari al 100% per tutto il periodo di congedo di maternità obbligatoria, anche se l’incarico di posizione organizzativa scade all’interno del periodo di congedo.

– il parere dell’ARAN F31 (aggiornato al 26.3.2004), che rileva che la retribuzione di posizione spetta anche nei casi di fruizione da parte della lavoratrice o del lavoratore dei periodi di congedo parentale di cui all’art. 32 del D.Lgs n. 151/2001, per intero per i primi 30 giorni, nella misura

ridotta del 30% per gli ulteriori periodi di congedo per un massimo di sei mesi e fino al terzo anno di vita del bambino; nella misura del 30% per i periodi di congedo parentale ulteriori, fruiti dopo il compimento del terzo anno di vita del bambino e sempre che il reddito individuale della lavoratrice o del lavoratore interessato non superi il limite di 2,5 volte l’importo del trattamento minimo di pensione a carico dell’INPS

Si segnala inoltre la pronuncia della Corte dei Conti, sezione regionale di controllo per la Lombardia, che con parere n. 62 del 20.1.2010 ha previsto il riconoscimento dell’indennità di posizione durante il periodo di astensione obbligatoria per maternità nonostante il termine

dell’incarico che, di fatto non viene esercitato.

Per quanto riguarda la fruizione della indennità durante i periodi di malattia, si ricorda che per i primi 9 mesi l’art. 21 c. 7 del CCNL del 6/7/95 prevede la corresponsione della intera retribuzione fissa mensile, comprese le indennità pensionabili comunque denominate.

Non vi è dubbio che la suddetta indennità debba essere corrisposta anche durante i periodi di fruizione delle ferie.

Trattenute per assenza per malattia. Terapie salvavita

Non si applicano le decurtazioni per malattia in caso di assenze per terapie salvavita ed altre assimilabili dei dipendenti con gravi patologie. In tal caso occorre certificazione della struttura sanitaria pubblica o convenzionata attestante l’effettuazione della terapia e, per eventuali ulteriori giorni che si rendessero necessari in conseguenza della terapia stessa, certificazione di malattia del medico del SSN che deve riportare la dichiarazione “malattia conseguente all’effettuazione di terapia salvavita (od assimilabile) per grave patologia.

Attribuzione di incarico occasionale ad ex dipendente pensionata

Come disposto dall’art. 25 della Legge 724/1994, al personale delle Amministrazioni pubbliche che cessa volontariamente dal servizio con diritto a pensione, non possono essere conferiti incarichi di consulenza, collaborazione, studio e ricerca da parte dell’Amministrazione di provenienza o di Amministrazioni con le quali ha avuto rapporti di lavoro nei cinque anni precedenti a quello della cessazione.