FAQ

Assegno alimentare – imponibile contributivo

L’assegno alimentare, corrisposto ai dipendenti sospesi in via cautelare dal servizio e per i quali pende giudizio innanzi all’autorità giudiziaria, è imponibile sia ai fini pensionistici che del Fondo Credito, anche per gli iscritti all’INPS – Gestione Dipendenti Pubblici. 

A differenza di come fino ad ora indicato dall’ex INPDAP (art.50 RDL 680/38), a seguito della soppressione dell’INPDAP e del trasferimento delle funzioni e del personale all’INPS e della conseguente necessità di avviare un processo di integrazione delle norme fra i due Istituti , con circolare n. 6 del 16/1/2014 l’INPS – Gestione Dipendenti Pubblici, viene stabilito che le disposizioni dettate con la suddetta circolare che integrano e chiariscono i contenuti della circolare n. 105 del 7 agosto 2012, sostituiscono, a decorrere dalle denunce del 1 novembre 2012 (per le retribuzioni a decorrere da ottobre 2012), le disposizioni in contrasto emanate in precedenza alla Gestione Dipendenti Pubblici.

Assoggettamenti previdenziali

Il dipendente (assunto dal 1996 e iscritto al TFS, quindi collocato in aspettativa e incaricato come dirigente a tempo determinato e iscritto al TFR, ora vincitore di concorso come dirigente a tempo indeterminato) se fosse cessato dal rapporto di lavoro e avesse lasciato almeno un giorno di interruzione prima di riprendere il servizio a seguito di vincita di concorso, avrebbe potuto chiedere il pagamento del TFS e TFR maturati. Se invece, non c’è stata soluzione di continuità, ritengo corretta l’iscrizione al TFS come avete previsto. Alla definitiva cessazione del lavoro, l’INPDAP liquiderà sia la quota di TFS che quella di TFR.

Definizione periodi a orario ridotto /part-time

La normativa istituzionale in materia di lavoro a tempo parziale nel pubblico impiego viene congiuntamente dettata dalla Legge 554/88 e dal DPCM n. 117/89. L’art. 7 della citata legge 554/88 e più compiutamente le norme regolamentari, hanno dettato i criteri cui attenersi perchè il rapporto di lavoro possa essere considerato a tempo parziale. Vi sono alcuni enti che, in attuazione della disciplina suddetta e seguendo i criteri dettati, hanno istituito contratti di lavoro a part-time in via sperimentale.

Per poter considerare tali rapporti di lavoro a part-time e non ad orario ridotto (instaurati successivamente alla legge 554/88), occorre che nella delibera di instaurazione del rapporto di lavoro sia espressamente richiamata la suddetta legge 554/88 e la volontà di instaurare un rapporto di lavoro part-time in via sperimentale. In caso contrario la prestazione lavorativa sarà da considerarsi “ad orario ridotto”.

Fino all’emanazione del Dlgs 29 del 1993 e al passaggio alle regole sul lavoro privato a seguito della stipulazione dei CCNL quadriennio 1994 – 1998 e successivi, il part-time nel pubblico impiego era relegato ad un ruolo residuale e quindi, salvo i casi in cui sia espressamente richiamata la norma di cui alla Legge 554/88, il periodo di lavoro andrà considerato ad orario ridotto.

Invece dalla data di applicazione del CCNL 1994 i rapporti di lavoro con orario ridotto possono essere considerati a part-time e nelle deliberazioni dell’ente non dobbiamo più trovare l’indicazione esplicita della volontà di istituire rapporti di lavoro part-time sperimentali.

Ai fini previdenziali e contributivi, le condizioni variano a seconda che si tratti di orario ridotto o di part-time. Dal punto di vista contributivo, in caso di orario ridotto occorre versare i contributi sull’effettivo pagato, rispettando però un minimale contributivo (art 26 L. 177/76), mentre per il part-time il minimale da rispettare è riproporzionato all’orario di lavoro.

Per la compilazione corretta del Modello PA04 è opportuno verificare come sono stati effettuati i versamenti contributivi, tenendo conto della documentazione dell’epoca (delibere, ruoli di versamento contributivo).

Passaggio di personale a Fondazione.

Il passaggio dei dipendenti pubblici a soggetti privati per effetto di trasferimento o conferimento di attività è regolato dall’art. 31 del dlgs 165 del 2001 che rimanda all’art. 2112 del codice civile. In base alle suddette norme i dipendenti obbligatoriamente trasferiti conservano i diritti derivanti dall’anzianità raggiunta, diritti tra i quali deve naturalmente ricomprendersi anche quello relativo alla iscrizione previdenziale e al trattamento di fine servizio.

Per quanto riguarda il mantenimento alla Cassa Pensionistica di origine, l’art, 5 commi 1 e 3 della Legge 274/191 prevede la facoltà di opzione per il mantenimento della iscrizione all’ex INPDAP con domanda da presentarsi, a pena di decadenza, nel termine di 90 giorni dalla data del passaggio alla nuova società. Saranno da valutare le posizioni individuali dei lavoratori ai fini dell’esercizio di tale facoltà.

Per quanto riguarda il trattamento di fine servizio potrà essere valutata la possibilità di trasferimento delle indennità maturate alla nuova società ovvero, in deroga all’art. 2112, con accordo intervenuto in sede sindacale vincolante per tutti gli interessati, potrà essere previsto il pagamento diretto ai lavoratori trasferiti dell’indennità maturata fino alla data del passaggio.

Il passaggio dei dipendenti pubblici a soggetti privati per effetto di trasferimento o conferimento di attività  è regolato dall’art. 31 del dlgs 165 del 2001 che rimanda all’art. 2112 del codice civile. In base alle suddette norme i dipendenti  obbligatoriamente trasferiti conservano i diritti derivanti dall’anzianità raggiunta, diritti tra i quali deve naturalmente ricomprendersi anche quello relativo alla iscrizione previdenziale e al trattamento di fine servizio.

Per quanto riguarda il mantenimento alla Cassa Pensionistica di origine, l’art, 5 commi 1 e 3 della Legge 274/191 prevede  la facoltà di opzione  per il mantenimento della iscrizione all’ex INPDAP con domanda da presentarsi, a pena di decadenza, nel termine di 90 giorni dalla data del passaggio alla nuova società. Saranno da valutare le posizioni individuali dei lavoratori ai fini dell’esercizio di tale facoltà.

Per quanto riguarda  il trattamento di fine servizio potrà essere valutata la possibilità di trasferimento  delle indennità maturate alla nuova società ovvero,  in deroga all’art. 2112, con accordo intervenuto in sede sindacale vincolante per tutti gli interessati, potrà essere previsto il pagamento diretto ai lavoratori trasferiti dell’indennità maturata fino alla data del passaggio.

Incremento Aspettative di Vita DL 78/2010

Quesito:

Con riferimento alle tabelle riportante nel Vostro sito riguardanti i requisiti anagrafici e di anzianità contributiva da raggiungere per la maturazione del diritto alla pensione, si chiede se dal 2013 il previsto primo adeguamento all’incremento della speranza di vita ( 3  mesi ) dei predetti requisiti sono già legge, per cui dal 2013 si andrà in pensione di vecchiaia con 66 anni e 3 mesi e in pensione anticipata con 41/42 anni e 5 mesi (2+3) di anzianità contributiva, oppure si deve attendere uno specifico provvedimento del governo e nel contempo restano in vigore i requisiti di 66 anni per la pensione di vecchiaia, e per quella anticipata i requisiti  di 41/42 anni e 1 mesi di servizio contributivo per il 2012, al quale si aggiunge un mese per il 2013 ed un ulteriore mese per il 2014.

Risposta:

L’adeguamento alla speranza di vita che abbiamo segnalato nelle tabelle riportate nel sito decorrerà per la prima volta dal 2013. Avrà cadenza triennale fino al 2019 e poi cadenza biennale.

L’art. 12 comma 12 bis del Dl 78/2010 convertito con modificazioni dalla Legge 122 del 30 luglio 2010 prevede infatti che:

12-bis. In attuazione dell’articolo 22-ter, comma 2, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, alla legge 3 agosto 2009, n. 102, concernente l’adeguamento dei requisiti di accesso al sistema pensionistico agli incrementi della speranza di vita, e tenuto anche conto delle esigenze di coordinamento degli istituti pensionistici e delle relative procedure di adeguamento dei parametri connessi agli andamenti demografici, a decorrere dal 1° gennaio 2013 i requisiti di eta’ e i valori di somma di eta’ anagrafica e di anzianita’ contributiva di cui alla Tabella B allegata alla legge 23 agosto 2004, n. 243, e successive modificazioni, i requisiti anagrafici di 65 anni e di 60 anni per il conseguimento della pensione di vecchiaia, il requisito anagrafico di  cui all’articolo 22-ter, comma 1, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, e successive modificazioni, il requisito anagrafico di 65 anni di cui all’articolo 1, comma 20, e all’articolo 3, comma 6, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e successive modificazioni, e il requisito contributivo ai fini del conseguimento del diritto all’accesso al pensionamento indipendentemente dall’eta’ anagrafica devono essere aggiornati a cadenza triennale con decreto direttoriale del Ministero dell’economia e delle finanze di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, da emanare almeno dodici mesi prima della data di decorrenza di ogni aggiornamento. La mancata emanazione del predetto decreto direttoriale comporta responsabilita’ erariale. Il predetto aggiornamento e’ effettuato sulla base del procedimento di cui al comma 12-ter.

Il comma 12 ter prevede che a partire dall’anno 2011 l’Istat rende disponibile entro il 31 dicembre dell’anno medesimo il dato relativo alla variazione dell’anno precedente. In sede di prima applicazione l’adeguamento non può superare in ogni caso 3 mesi.  Dal 2013 scatterà per la prima volta l’incremento pari a 3 mesi come stabilito dal decreto del 6 dicembre 2011 del Ministero dell’Economia e delle Finanze pubblicato sulla gazzetta Ufficiale n. 289 del 2011 di cui riportiamo un estratto.

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE – DECRETO 6 dicembre 2011

Adeguamento dei requisiti di accesso al pensionamento agli incrementi della speranza di vita.

Decreta:

1. A decorrere dal 1° gennaio 2013, i requisiti di accesso ai trattamenti pensionistici di cui all’art. 12, commi 12-bis e 12-quater, fermo restando quanto previsto dall’ultimo periodo del predetto comma 12-quater, del decreto-legge 30 luglio 2010, n. 78,convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, e successive modificazioni e integrazioni, sono incrementati di tre mesi e i valori di somma di eta’ anagrafica e di anzianita’ contributiva di cui alla Tabella B allegata alla legge 23 agosto 2004, n. 243, e successive modificazioni, sono incrementati di 0,3 unita’.

Per gli adeguamenti successivi la stima degli incrementi può essere rilevata dalla relazione tecnica al maxiemendamento governativo alla legge di stabilità del 2012.

Causa di servizio ed equo indennizzo

Quesito: un dipendente ha chiesto ed ottenuto il riconoscimento di causa di servizio dal Comitato per la verifica delle cause di servizio di Roma in seguito ad infermità ascritta alla Tabella A categoria 7°.

La domanda di riconoscimento di causa di servizio, equo indennizzo ed ogni altro beneficio economico, però è stata definita intempestiva ai fini della liquidazione dell’ equo indennizzo perchè presentata decorsi 6 mesi dall’evento.

La maggiorazione stipendiale dell’1,25% per invalidità ascritta nelle ultime 2 categorie di tabella A, può e deve essere corrisposta, oppure il termine di intempestività dei sei mesi vale anche in questo caso?

risposta:

–      L’art. 50  del CCNL  Regioni Autonomie Locali del 14/09/2000 prevede che “ in favore del personale riconosciuto con provvedimento formale, invalido o mutilato per causa di servizio, è riconosciuto un incremento percentuale, nella misura rispettivamente del 2,50% e dell’1,25% del trattamento tabellare in godimento alla data di presentazione della relativa domanda, a seconda che  l’invalidità sia stata ascritta alle prime sei categorie di menomazione della Tabella A , ovvero alle ultime due. Il predetto incremento, non riassorbibile, viene corrisposto a titolo di salario di anzianità.  Per l’attribuzione del suddetto beneficio  non è  richiesta la condizione di tempestività della domanda di causa di servizio. (presentazione cioè della domanda entro sei mesi da quando il dipendente ha avuto conoscenza certa e sicura dell’infermità, condizione invece richiesta per la liquidazione dell’equo indennizzo).

–      Da tenere presente che  l’art. 70 del DL 112/2008, convertito nella legge 133/2008 ha previsto che, a decorrere dal 1.1.2009, nei confronti dei dipendenti ai quali sia stata riconosciuta un’infermità  dipendente da causa di servizio ed ascritta ad una delle categorie  della Tabella A annessa al TU 915/78 e successive modificazioni, è esclusa l’attribuzione di qualsiasi  trattamento economico aggiuntivo previsto da norme di legge e patrizie.

–      Ai fini della liquidazione  della maggiorazione, occorrerà quindi accertare  la data in cui il dipendente ha richiesto il beneficio di cui trattasi.

Mandato elettivo consiglieri comunali: adempimenti contributivi

A decorrere dal 1.1.2008 i Consiglieri dei comuni anche metropolitani e delle province, nonché i consiglieri delle comunità montane possono richiedere al proprio datore di lavoro l’aspettativa non retribuita per l’intero periodo di espletamento del mandato, ma debbono versare a loro carico i contributi per l’importo complessivo relativo alla quota ente e alla quota dipendente, come riporta la nota operativa INPDAP N. 6 DEL 18.7.2008.

L’indennità di Amministrazione è validia ai fini IPS?

L’indennità di Amministrazione è utile dal 1.1.2000 ai soli fini della buonuscita, mentre non è invece assoggettabile a contribuzione ex INADEL e, per l’effetto, non è utile ai fini dell’Indennità Premio di fine Servizio.

L’eventuale posizione di “comando” presso altro datore di lavoro non modifica lo status giuridico del dipendente interessato e l’Amministrazione originaria, che mantiene la titolarità del rapporto di lavoro, è conseguentemente tenuta al versamento dei contributi ex INADEL come se il dipendente fosse rimasto in servizio alle sue dipendenze.

Il padre, lavoratore dipendente, ha diritto al riposo giornaliero (allattamento) anche nel caso in cui la madre sia casalinga?

L’art. 40, lett. c., del decreto legislativo n. 151 del 26/03/2001 prevede che il padre lavoratore dipendente possa usufruire dei riposi giornalieri “nel caso in cui la madre non sia lavoratrice dipendente”.

L’INPS, che in un primo momento aveva inteso questa norma come esclusiva per le lavoratrici non dipendenti e cioè autonome (artigiane, commercianti, coltivatrici dirette o indirette ecc..), ha chiarito – con la nota operativa n. 112 del 15/10/2009 – che, grazie all’interpretazione estensiva della norma da parte del Consiglio di Stato, riconosce al padre lavoratore dipendente il diritto a fruire dei riposi giornalieri, anche nel caso in cui la madre svolga lavoro casalingo, a condizione che attesti l’impossibilità di accudire il bambino (ad esempio per accertamenti sanitari, partecipazione a concorsi pubblici e similari).

Il Ministero del Lavoro della Salute e delle Politiche Sociali – con lettera circolare C/2009 del 16/11/2009 – ha contestato la richiesta dell’INPS di produrre documenti attestanti l’effettiva impossibilità della madre casalinga di occuparsi del figlio, poiché creerebbe disparità con le lavoratrici autonome che non sono soggette a tale obbligo.

Con la circolare n. 118 del 25/11/2009 l’INPS ha quindi precisato che il padre lavoratore dipendente “ha diritto ai riposi giornalieri anche nel caso in cui la madre sia casalinga, indipendentemente da situazioni di comprovata oggettiva impossibilità“.

Gravi patologie

In caso di patologie gravi che richiedano terapie salvavita ed altre assimilabili, sono esclusi dal computo dei giorni di assenza per malattia i relativi giorni di ricovero ospedaliero o di day hospital ed i giorni di assenza dovuti alle citate terapie, debitamente certificati dalle competenti Aziende sanitarie Locali o Strutture Convenzionate, ivi compresi i giorni di ricovero domiciliare, purché sostitutivi del ricovero ospedaliero. In tali giornate il dipendente ha diritto in ogni caso all’intera retribuzione prevista dal comma 7, lettera a) dell’articolo n.21 del CCNL Regioni e Autonomie Locali del 06.07.1995.

Per agevolare il soddisfacimento di particolari esigenze collegate a terapie o visite specialistiche, gli enti favoriscono un’idonea articolazione dell’orario di lavoro nei confronti dei soggetti interessati.

(CCNL Regioni ed Autonomie Locali – Art.21 del CCNL del 06.07.1995, come integrato dall’art.10 del CCNL del 14.09.2000, e dall’art.13 del CCNL del 05.10.2001)

Per riassumere clicca qui e visualizza la tabella esemplificativa.